Sant Antòni
Sant Antonio

géśi geśöi e capitéi

S. Antonio da Padova alla Quadra della Motta (1)  edificata nel 1673 ristaurata nel 1869 ha un solo altare.

Degno di nota è il portale in pietra verde di stile barocco.

Interessanti gli stucchi con gli evangelisti  e i Padri della  Chiesa; sull'unico altare vi era una tela, andata persa, che raffigurava la Vergine e S. Antonio che regge Gesù Bambino.

Tra il 1754 e il 1761 oltre ad un restauro generale venne ricostruita la sacrestia e il campanile.

Il campanile, crollato nel 1992, è stato ricostruito identico al precedente in occasione di un restauro tra il 1999 e il 2000.

Sulla facciata sinistra, guardando il portone, è situata una piccola finestra dalla quale venivano lanciate le moneta come offerte dai viandanti di passaggio.

(1) A quei tempi Albosaggia era divisa in 4 Quadre: 

la Superiore, che abbraccia Cantone, Contrada della suddetta Val Mane S. Salvatoris, e que' della Motta: la Inferiore, dove sono i Moizi ei Delini; Carasale dov'era il Castello de' Quadri, del qual pur si vede la Torre, or da' Paribelli posseduta, e Carbonera.

Dal libro "Sui monti di Albosaggia"

 

         Dal racconto di una escursione al Corno Stella - Club Alpino Italiano

'l ghè nè amò

 

LA CHIESA DI S. ANTONIO DA PADOVA

(ricerca scolastica di Angeloni Federico)

E’ una chiesa a pianta ottagonale costruita nel 1673 per garantire il servizio religioso alle famiglie che, soprattutto nei mesi estivi, dimoravano sugli alpeggi.

L'edificio, molto alto, con il campanile accostato al lato Sud che emerge dalla boscaglia circostante, ha una facciata a timpano in cui fa spicco un elegante portale in pietra verde di stile barocco. Sopra, al centro, è una trifora con due finestre laterali trabeate e una centrale arcuata.

Nell'interno vi si ammira un soffitto a vele convergenti verso un medaglione in stucco a forma rettangolare. Nel piccolo presbiterio, anch'esso a pianta rettangolare, è posto l'unico altare con una tela rappresentante la Vergine e S. Antonio che regge Gesù Bambino.La caratteristica chiesetta alpestre subì un intervento di restauro generale con ricostruzione della sagrestia e del campanile tra il 1754 e il 1761.

Nel 1754 furono infatti spese " L 325 per condur carra , L13 per la calcina per far la sagrestia nova, L. 25 a carra; L. 150 per la sabbia; L. 80 per assi e legni, tanto per il tetto, come per li ponti; L. 80 per condur alla Motta quarte 400 di piode a soldi 4 la quarta; L. 235 datte alli mastri, oltre il vino e la minestra; L. 40 per pesi 4 di ferro, per due chiavi fatte fare da inchiavare li muri. La sagrestia fu ultimata l'anno 1759: per il pavimento s'adoperarono assi 40 di larice con una spesa di L. 40. Per il muro del sacrato caduto, tra calce, sabbia e mastri si pagarono L. 110" .

Nel 1757 si condussero "li sassi per rifare il campanile: tra sassi, calce, sabbia, mastri e manovali si pagarono L. 332, oltre L. 83 date alli mastri per 25 giornate de falegnami per far le quadrate poste ante, per le finestre telari, compreso il vino e la minestra serviti".

Nel 1761 si riscontra una rilevante spesa sostenuta "per provvedere quarte di 100 assi di noce et quarte 55 assi di larice, quelle di noce a L. 1,4 la quarta, quelle di larice a soldi 16 la quarta, da adoperar per far li vestari della sagrestia, sedie del coro e pulpito. Per la fattura del vestario, sedie e pulpito, oltre il vino e la minestra serviti, si pagarono L.300".

Anche nel 1787 vengono eseguiti lavori attorno al tempio di S. Antonio. Da una nota d' archivio si rileva infatti che furono impiegati "pesi 148 di calcina bagnata, adoperata da mr. Giovan Domenico Peder Dordona e dal sig. Carlo Valloni nel rifacimento dei muri del sagrato".

Un altro intervento restaurativo si ebbe nel 1869, e un altro ancora nel 1956. In quest'ultima occasione si ricostruì la sagrestia e si provvide al rifacimento del tetto e del pavimento.

Anche i muri interni ed esterni furono parzialmente rinnovati con nuovi intonaci. Un ultimo intervento di restauro fu effettuato nel 1992.