Paese delle Storie 2021


   

Crea la tua storia

 

Info per creare la tua storia 

Sei invitato a creare una tua storia in italiano o ancor meglio in dialetto.

Ad ogni tappa trovi una breve introduzione ad un argomento articolato con approfondimenti nella pagina Internèt  che puoi raggiungere mediante QR Code.

Ti viene anche suggerita una parola o una frase. Se vuoi la puoi utilizzare, modificare o completare per dare senso compiuto al discorso.   

Puoi inviare la tua storia all'indirizzo E-Mail ( info@fondazionealbosaggia.it )  redatta in un formato testo, doc o pdf, magari arricchita da qualche foto originale. 

Sarà accolta con piacere e valutata per la sua pubblicazione sul sito https://www.dialbosaggia.it/

 

ITINERARI E TAPPE

consulta le mappe                                      

ZONA PORTO E MOIA

1 - PORTO E LA STORIA DEL NAVÈT

 

Il Porto è la prima frazione di Albosaggia ad essere raggiunta da Sondrio, e si affaccia sul fiume Adda. Ospita una porzione del Sentiero Valtellina e poco più a valle la moderna e bella passerella bianca.

Un tempo, prima della costruzione del ponte, un traghetto (Nevet) garantiva uno dei principali collegamenti allora esistenti tra la riva destra e quella sinistra del fiume. Esso trasportava persone, animali e merci.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

En bot l’era ca iscé facel ndaa a Sondri è tornaa ‘nscià, s’eva da ciapàa ol navèt = 

Una volta non era tanto facile andare a Sondrio e tornare, bisognava prendere il traghetto

 

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2 - RIsc' dal port a cÀ berardi

La mulattiera che dal Porto sale a Ca Berardi e alla Cà per raggiungere poi la Moia ha dei pezzi acciottolati e per questo si chiama Risc’. Questa mulattiera attraversa una porzione di bosco e un dosso con bella vista sul fiume, passa anche davanti al Crap del Mainet, dove si possono vedere delle antiche incisioni. Per molti anni, contadini e artigiani percorsero il risc’ e presero il navèt per andare a scambiare i loro prodotti al mercato cittadino  A partire dai primi anni del ‘900 molte donne di Albosaggia andarono a lavorare come operaie allo stabilimento di tessitura e di filatura Fossati. Allora, furono quelle di loro che scendevano dalla Moia al mattino presto, a far risuonare l’acciottolato col rumore veloce e cadenzato dei loro zoccoli.

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Par ndàa i mùut 'n val de Togn la malga dei bośàc’ la pasava sü par 'n risc’ de Scarpatéc’ dendomàa a bunura e la svegliava fo tüc’ col rumór deli stachéti e dei zampógn.

Per andare in alpeggio in Val di Togno,la malga dei Bosac’ attraversava il risc’ di Scarpatetti a Sondrio, al mattino molto presto e svegliava tutti con il rumore degli scarpono chiodati e dei campanacci delle mucche.

 

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3 cÀ berardi IL TORCHIO

L’uva viene coltivata ancora, anche se il terreno adibito a vigneto oggi è molto minore di una volta e i processi di lavorazione si sono modernizzati.   Sin dal momento in cui l’uomo scoprì che dal frutto della vite si poteva ottenere una bevanda gustosa ed inebriante è sorta la necessità di spremere completamente l’uva per ottenere il massimo prodotto nel modo più agevole possibile.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Vignìn ca l’è ura da sfregolàa li vinasci =

Venite che è ora di sbriciolare le vinacce

 

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4 - MOIA E CHIESA SS. GIACOMO E FILIPPO

La Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo alla Moia fu consacrata il primo di agosto del 1600 e ristrutturata nel 1700.

In occasione della festa dei patroni, il 1 maggio, un tempo, c’era una sagra a base di polenta e uova.

Gli abitanti della frazione Moia sono soprannominati Corgnai

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Pulènta è öof, maiàa da li festi  =  polenta e uova piatto delle feste

 

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5 - ALBERGO RISTORANTE CAMPEI

La sua storia appartiene a 4 generazioni, ha iniziato come Osteria Alpina nel 1924, negli anni seguenti si trasformò in trattoria e affittacamere per poi diventare locanda successivamente. Nel 1932 venne aperta anche una balera che successivamente negli anni ’60 si trasforma in dancing e il nome si trasforma in “Campelli”. Nel 1972 fu ampliata la struttura diventando “Albergo-Ristorante Campelli”, nel 1975 il vecchio dancing viene trasformato in discoteca...

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Quati balàdi ca ma fàc’ ! = quante ballate che abbiamo fatto !

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6 - vecchia scuola elem. sede del parco orobie

Nel 1874 ci sono classi miste che contano più di 100 alunni come in quella di Valloni nel comune di Albosaggia

Gli edifici della Moia e del Torchione sono “gemelli” infatti sono stati costruiti entrambi tra il 1910 e il 1915, prima della 1^ Guerra Mondiale. Entrambi erano disposti su due piani: tre aule a piano terra e tre al primo piano.

Nel 1913 Bianchi Antonio e Giugni Cesare ebbero in appalto la ricostruzione dei fabbricati scolastici nelle frazioni Torchione e Moja.

La vecchia scuola è stata ristrutturata e inaugurata nel 2014 come sede del Parco delle Orobie in località Moia.

Al suo interno una sala multimediale, con note informative inerenti il Parco, e delle aule didattiche sono destinate a studenti e visitatori.

Da poco è stato anche inaugurato il Laboratorio Eco-faunistico del Lago delle Zocche.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

I banch dèli scöli végi i gheva 'l böc' con gió ol carimàa del inchiostro e i scólàar ai scriveva amò col pinìi = 

i banchi delle vecchie scuole avevano il buco con il calamaio dell'inchiostro e gli scolari scrivevano con il pennino

 

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7 - CASELLO - ANTICHE CONTRADE: "LI TRUNI"

L’ antico nucleo del Casello è situato nelle Alpi Orobie a circa 470 metri s.l.m. Su un terrazzo naturale, al riparo dal vento, ricco di sorgenti e corsi d’acqua ferruginosa. Il nucleo comprende due mulini e un forno. Attorno, nei boschi di latifoglie, prevale il castagno.

 

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Ndeli truni am giügava ali cìchi quanca ‘l piöeva = sotto le “truni” giocavamo alle biglie quando pioveva

 

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         ZONA TORCHIONE

8 - CHIESA PARROCCHIALE S. CATERINA

Costruito a partire dal 1354 nello stesso luogo dove sorgeva l‘antica chiesetta di Sant‘Antonio, l‘edificio assunse le forme attuali con la ricostruzione seicentesca che ne modifico‘ di molto la struttura originaria e che vide impegnati, fra gli altri, maestri ticinesi e lapicidi della cerchia di Gaspare Aprile da Carona, grande architetto dell‘epoca.

Il Campanile della chiesa ospita la Baiona, la campana grande dal suono impareggiabile.

Voce Viva” è il bollettino della parrocchia. Il suo primo numero venne distribuito dal gennaio 1965.

 

 

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Ol 25 de noèmbre l’è la fèsta de Santa Caterina: am fa la Mèsa Granda e la pèsca =

Il 25 novembre è la festa di S. Caterina: facciamo la Messa solenne e la pesca a favore della parrocchia

 

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8 - ORATORIO S. CIRIACO

L’oratorio di San Ciriaco, sorto verso la fine del’500 è stato ampliato nel ‘700. La pala dell’altare è opera di Pietro Ligari e rappresenta San Ciriaco in adorazione del SS Sacramento. Vi sono esposte alcune tele di Aluisio Valloni, pittore del ‘500 nativo di Albosaggia. L’oratorio era anche la sede delle Confraternite presenti nella parrocchia già dal 1600.

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La baiuna d’Albosagia e la pistifèra de la Sasèla, tüc’ i diàoi a-i fa ‘ndàa da chèla! = 

La baiona di Albosaggia e la pestifera della Sassella scaccianotutti i diavoli

 

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9 - CONTRADA PEDRA E LA PIAZZA

La Pedra è una delle contrade storiche di Albosaggia. Le antiche famiglie che vi abitavano, nei tempi in cui stabilirono qui le loro dimore, erano alcuni dei pochi proprietari delle terre e delle attività del paese. Il resto della popolazione era costituita da contadini, artigiani e servitori alle loro dipendenze.

Su a la Piazza” è il modo per indicare la località Centro da parte degli abitanti delle altre frazioni del paese (Porto, Moia e Torchione).

Fino a pochi anni fa sulla piazza sotto il Municipio si affacciava un negozio di paese, in precedenza anche un ristorante e una sala da ballo. Un altro locale era il ristorante Paradiso sulla strada che porta alla chiesa Parrocchiale.

 

 

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Rusina, stasira ai suna sü a la Piazza, te vegnet a balàa 'nsèma mì? =

Rosina, stasera su al Centro ci sono i suonatori, vieni a ballare con me?

 

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 10- municipio

Il palazzo nasce come residenza privata della nobile famiglia dei Petrucci (il cui stemma si può ammirare nel primo altare di sinistra della Chiesa di S. Caterina, che anticamente era sotto il loro patronato) nel ‘600. Nelle mappe è identificato come Castello del Paradiso, ciò fa pensare che potessero esserci prima dell’erezione del palazzo, delle preesistenze di epoca più antica.

Attualmente accoglie il Municipio con i suoi uffici e diverse sale riunioni, l’Associazione Alpini e Protezione Civile e l’Associazione anziani.

 

 

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Bośàc’ de la buna ventüra, d’estàat ol sùul e d’envèren la lüna! =

Gente di Albosaggia avete fortuna, d’estate il sole e d’inverno la luna!

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11 - TORRE E PALAZZO PARIBELLI

Paribelli (XII) che fu, fino alla prima metà del ‘900 dimora di una delle famiglie più cospicue della Valtellina, insignita nel 1581 dall’ imperatore Rodolfo II della nobiltà del Sacro Romano Impero. 

Fra i suoi mèmbri di maggior spicco si ricordano Lorenzo Paribelli e soprattutto suo fi glio Gian Giacomo (1588 -1635) che ebbero parte di primo piano durante la rivolta valtellinese del Seicento. 

Nel 1797 Gian Battista Paribelli fu tra i promotori del distacco della Valtellina dal dominio grigione.

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i scióri i è miga vachi = I signori non sono mucche

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11 - IL FRANTOIO - CONTRADA TORRE

Situala tra il palazzo Paribelli e il torrente Torchione c’è un’antica contrada. Sotto un ampio porticato di una delle sue case si trova, ancora abbastanza integro, un frantoio per noci. È costituito da un basamento di pietra cilindrico alto circa 60 cm e del diametro 71. Le noci “mal töö fó, una qualità di noci meno pregiata, difficili da sgusciare, veniva spremuta per farne un olio che alimentava la lanterna a olio: la lüm.

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Pàa è nóos l’è ‘n maiaa da spóos  = Pane e noci è un pasto da sposi

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12 - Tursciù

Ol Bósch del lach è una incantevole porzione di bosco a circa 1500 mt con una sorgente. Un tempo c'era un lago che collassò assieme alla montagna creando una vallata con le sue acque e il conoide di Albosaggia chiamato Torchione.

Il Torrente Torchione è straripato nel 1911 rompendo gli argini in località Centro sulla direttiva Val di Frèer causando notevoli danni.

 

 

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Sa me sta ca atenta a duperàa l’acqua e tüti li otri robi ca la montagna la me règala, am völ pó vidìn de disastri, pegio de chili den bòt =

se non usiamo bene l’acqua e tutte le cose che la montagna ci regala potremmo vedere disastri peggiori di quelli del tempo passato.

 

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12 - VAL DI FRÈER

Una grossa presa d’acqua, poco a monte del ponte sul Tursciù, in località Torre, dà il via a una bella roggia che scende costeggiando la montagna lungo la Val di Frèer.

Nei tempi andati quest’acqua benedetta è stata l’energia di molte attività artigianali qui insediate come la segheria, la fucina, il mulino.

Più a valle, la grande roggia si suddivideva in rogge più piccole che andavano a irrigare i prati e i campi di tutto il conoide del Torchione.

 

 

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Ol vìi l’è bùu da biif, ma l’acqua l’è bélebée püsé necesaria =

il vino è buono da bere, ma l’acqua è molto più necessaria

 

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12 - la rasega

L’acqua della Val di Frèer nei secoli passati faceva funzionare anche la segheria di cui ora rimangono pochi resti.

Il Pedo (classe 1911), ultimo proprietario, ha raccontato di come la sua famiglia ha ricostruito la segheria dopo l’alluvione del 1911 che l’aveva distrutta e di come ci ha lavorato con passione fino agli anni 60 del secolo.

Data la posizione a ridosso del torrente si può immaginare che i tronchi, tagliati in alta montagna, venissero fatti scivolare a valle lungo il Tursciù per essere ridotti in assi in questa segheria…..

 

 

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Ol bórelèer al nudriga li bóri col zapìi e i è ‘nvia gió réet a la val =

il boscaiolo muove i tronchi con l’apposito arnese e li spinge a valle lungo il torrente

 

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12 - Ol Mulì de l’Ulise

Il mulino era attivo ancora negli anni sessanta del secolo scorso per la molitura del granoturco.

Nelle epoche precedenti si macinavano anche altri cereali come il grano saraceno e la segale che allora si coltivavano.

La gente portava i chicchi al mugnaio e lo pagava con un po' della farina ottenuta.

C’era anche la pila per battere l’orzo, il panico e per pulire le castagne secche e farne la farina ( freciam ).

Allora ci si nutriva di quello che si raccoglieva nel proprio campo. Era soprattutto la farina di granotuco la base della polenta: l’alimento quotidiano come per noi oggi il pane o la pasta.

Vi si batteva anche la canapa che veniva ridotta in fibre poi tessute per farne coperte ( pèloc’ ) e lenzuola.

 

 

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T’ó ca fagla gnàa sta olta, t’è amò da maiàn de pulèta =

non puoi ancora farcela, devi ancora mangiarne di polenta ( devi ancora crescere)

 

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12 - ROGGE PER IRRIGAZIONE

L’acqua dei torrenti veniva deviata in piccoli canali (rógi de l’acqua, rógiàl e rógialìi) che attraversavano tutti i terreni coltivati del paese perché potessero essere irrigati.

La guardia dell’acqua era incaricata di assegnare i tempi per l’irrigazione ai proprietari dei terreni.

Ogni contrada era lambita dalla sua roggia.

Essa veniva utilizzata anche per lavare i panni e i bambini intorno alla roggia si divertivano con i loro giochi d’acqua e, durante l’inverno, di neve e di ghiaccio.

 

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Ngha iè ndàc' i rèdès ca i vedi ca? Varda mó fó i la rógia! =

Dove sono i bambini che non li vedo? Guarda fuori alla roggia

 

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12 - LA GRÀAT

La graat è un graticcio per seccare le castagne in modo da poterle conservare per tutto l’anno.

La graat è fatto con listarelle di un legno robusto tipo il nocciolo posto sopra un focolare a un’altezza di un paio di metri.

Questo focolare era posto in un apposito locale della casa o in un baitello costruito allo scopo. Vi si accendeva un fuoco che veniva governato in modo tale che il combustibile si consumasse senza fare fiamma, ma sprigionando calore e fumo in maniera tale che le castagne potessero affumicarsi ed essicarsi molto lentamente. Un procedimento che durava parecchi giorni. Le castagne dovevano prendere una consistenza non troppo dura e un sapore gustoso. Si consumavano ammollate e bollite in acqua o nel latte (móoli). Vi si poteva ricavare anche una farina.

Le castagne fresche, invece, venivano consumate in autunno in modi diversi: bollite appena raccolte (ferüdi), bollite arrostite quando appassite (belegoc’), come caldarroste ( braschèer)

 

 

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La te piàas la büśèchina de castégni? Varda la rizèta =

Ti piace la busecchina di castagne secche? Guarda la ricetta

 

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13 - SENTIERO DEI PEDRüsc'

La valorizzazione di questo antico percorso è il risultato di un lavoro di ricerca degli alunni della Scuola Primaria di Albosaggia.

……Il sentiero che i nonni chiamavano "di Pedrüsc’" era praticato con maggior frequenza dalla gente che si recava alla chiesa parrocchiale di S. Caterina per assistere alle funzioni religiose, al cimitero e ad alcuni maggenghi situati sulla sponda destra del torrente Torchione…….. i sentieri venivano praticati anche in occasione delle Rogazioni e delle festività che si svolgevano durante il ciclo dell’anno liturgico… 

 

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Quant ca la gèet i era poréc’, prüma ai ciamava l’èrba té par i pràac’ coi zampógn, dopo ai fava li Rogaziù, réet ai sentéer a pregàa ol Signóor par vìch ‘na buna früa

Quando la gente era povera, prima andavano a chiamare l'erba con i campanacci , dopo pregavano il Signore per avere un buon raccolto.

 

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14 - CaMPUS SCOLASTICO

Il Campus scolastico, situato al Torchione, in Via Coltra, è un complesso di edifici armonico e ben strutturato.

Vi hanno sede:

  • la Scuola Secondaria di 1' Grado, il primo edificio a sorgere, che venne inaugurato nel 1980;

  • la Scuola dell'Infanzia, inaugurata nel 1995 e intitolata a Don Luigi Meroni, che fu parroco di Albosaggia negli anni ‘30;

  • la palestra, inaugurata nel 1995, che ha visto in tempi recenti il potenziamento e il rinnovamento delle vie per l'arrampicata;

  • la Biblioteca, fondata nel 1988, che, dal 1997, si trova al piano terra della Scuola dell'Infanzia e si affaccia sul cortile delle scuole;

  • la Scuola Primaria, adiacente alla Scuola Secondaria, che vide negli anni 1996 e 1997 l'accorpamento delle allora Scuole Elementari di Moia e di Torchione;

  • il Servizio "SpaH, Benessere in Comunità", adiacente alla Biblioteca, nato nel 2014 per l'aggregazione e la socializzazione di giovani persone con disabilità;

  • la mensa scolastica,inaugurata nel 2018;

  • un' Area Didattica ad orientamento botanico con essenze vegetali tipiche degli habitat del Parco delle Orobie Valtellinesi, realizzato con la collaborazione di ERSAF, Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste, negli anni 2018/2020.

La presenza di un campo sportivo comunale da calcio e, poco lontano, di un campo da basket-volley completa l'area, evidenziandone la vocazione di polo per la formazione completa delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi e di centro di socializzazione per l’intera Comunità.

 

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Adès li auli d’envèren iè bèli coldi, ‘nbòt se portava li tapi da cà da mèt itè ‘ndèla pigna =

Adesso le aule d’inverno sono ben riscaldate, una volta si portavano i pezzi di legna per mettere nella stufa

 

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15 - CHIESA - ORATORIO AL TORCHIONE

La Chiesa Madonna della Provvidenza, con annesso Oratorio al Torchione è stata edificata nel 1967.

È situata vicino alle vecchie scuole elementari della frazione, che ora sono diventate l’ Asilo Nido del paese.

Dal 1968, per alcuni anni, ha ospitato anche la Scuola Materna parrocchiale, per i bambini della frazione, prima che il paese avesse quella statale. Un’altra scuola Materna, gestita dalle suore di Santa Croce, era al Centro nello Palazzo del Comune.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Quaat giugaa su ila teraza de l’asilo su a la Piaza con la suor Gioanina, la sr Placida e la sr Anna ca li me curava! Ades l’è la sala del cunsigli cumunaal = 

Quanti giochi sulla grande terrazza dell’asilo su al Centro con le suore che ci curavano. Adesso è diventata la sala del Consiglio Comunale

 

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16 - FONTANE

Le fontane pubbliche in Albosaggia sono state realizzate tra il 1910 e il 1921 e ogni contrada ne aveva una.Tutta l’acqua che la gente e gli animali consumavano veniva dalla fontana. Allora l’acqua corrente in casa non c’era e tanto meno la lavatrice. In quanto ai servizi igienici, la vasca da bagno era un bel mastello dove si versava l’acqua presa alla fontana, riscaldata sulla stufa e il wc era un baracchino di legno nelle vicinanze di casa chiamato cort.

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Tegnel fermo chel bagiol sui li spali! Te vedet ca ca l’acqua la te salta fo tüta da li sadèli?=

Tienilo fermo quel bagiol sulle spalle! Non vedi che l’acqua ti esce tutta dai secchi?

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17 - Ol bait dal LÀc’

In tutte le contrade vicino alla roggia sorgeva “ol bait dal làc’” un piccolo edificio dove il latte veniva conservato in attesa della caseificazione. L’acqua della roggia veniva fatta scorrere all’interno del “baitel” sotto “li coldéri” e manteneva il latte alla giusta temperatura.

I pastori della contrada mettevano in comune il latte munto ognuno nella propria stalla.

A turno procedevano alla sua lavorazione per ricavarne il burro, il formaggio e la ricotta.

Il siero che rimaneva finché era fresco costituiva un’ottima bevanda poi veniva dato ai vitelli o ai maiali.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Dèl làc’, coma del ciù, se trà ca ià niént = del latte, come del maiale, non si butta niente

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18 - LE TERRE BASSE

Nella parte più bassa del paese c’è il confine con Caiolo e qui confluiscono le acque provenienti dal torrente Torchione attraverso il reticolo di rogge del conoide con quelle che provengono da una roggia derivata dal torrente Livrio, l’aigual. Vi sono dei ruderi di un mulino ad acqua nel punto dove l’aigual costeggia la montagna e appena sopra i resti di una miniera.

La zona è anche chiamati li Géri, forse per la caratteristica del terreno piuttosto ghiaioso, ma adatto alla coltivazione del foraggio e al pascolo. Un tempo c’erano anche dei campi di granoturco. Lungo la riva dell’Adda c’erano delle pozze chiamate Gondol.

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Quan ca ‘l féé l’era sèch am ciamava ol Bèrto di Vitóor ca ‘i gheva ol càr par portal sü ndèla masù dal fée ca l’era fina sü 'ndi Strèpaz =

Quando il fieno era secco chiamavamo il Berto dei Vitoor che aveva il carro per trasportarlo fino al fienile che era in contrada Strèpaz

 

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19 - STALLA e FIENILE

La stalla (maśù) di un tempo era il ricovero delle mucche per il periodo invernale che consisteva in un locale a piano terra.

Vi si trovava la mangiatoia (preśéf) dove veniva fissato sul davanti un lungo legno sgrossato (piòt) nel quale vi erano praticati dei fori per poter introdurre la farfalla (sparantèl) della catena delle mucche, il giacilio (söl) dove veniva ricoperto dallo strame raccolto nei boschi (patüsc')per rendere più sofficie la lettiera....

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Ghera de dàrigola dendomàa e densira e pó 'ndàa a culàa ol làc'... =

bisognava governare il bestiame al mattino e alla sera e poi andare a colare il latte..

 

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20 - CASA PIANI A SAN GIUSEPPE 

  SEDE OPERAZIONE MATO GROSSO

 

In contrada abitava la famiglia Piani, proprietaria di molte delle terre del conoide che dava anche a mezzadria. La casa padronale che ha anche un torchio ora è sede della Onlus “Operazione Mato Grosso”

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Prüma da faa sü la géśa ité a li scoli, se 'ndava a mèsa a San Giuśèp; la géśa l’era piscena e ol püsé dla gèet i eva da stàa de fó =

Prima della costruzione della chiesa vicino alle scuole, si andava a messa a S Giuseppe; la chiesa era piccola e oltre la metà della gente doveva assistervi da fuori

 

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21 - La vigna, ol torc’ , ol vii

Uno dei principali prodotti della lavorazione della terra, che sosteneva la vita dei nostri avi era il vino.

La coltivazione della vite e la lavorazione dell’uva era curata con passione si svolgeva in fasi diverse durante tutto l’anno.

L’uva viene coltivata ancora, anche se il terreno adibito a vigneto oggi è molto minore di una volta e i processi di lavorazione si sono modernizzati.    In quasi tutte le contrade c’era un torchio per la spremitura dell’uva.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Tee mó salt la ‘mpedria ‘ntàat ca meti gió ol vii ndèla bót =

tieni fermo l’imbuto intanto che metto il vino nella botte

 

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21 - TORCHIO

Sin dal momento in cui l’uomo scoprì che dal frutto della vite si poteva ottenere una bevanda gustosa ed inebriante è sorta la necessità di spremere completamente l’uva per ottenere il massimo prodotto nel modo più agevole possibile.

 

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Vignìn ca l’è ura da sfregolàa li vinasci =

Venite che è ora di sbriciolare le vinacce

 

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22 - COLTRA - ESPOSIZIONE VECCHI UTENSILI

Molti degli strumenti di lavoro e dei sistemi di trasformazione delle materie prime dei tempi andati oggi non si usano più. Conservarli è un modo per far memoria della vita e delle fatiche dei nostri antenati.

L’economia del paese, fino agli anni dell’ultimo dopoguerra, era prevalentemente agricola.

C’erano degli artigiani che costruivano e riparavano gli attrezzi e strumenti di lavoro. L’energia per le attività e il trasporto era costituita dalla forza di uomini e animali.

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

ü da gióen ü da véc’, sg’ha da maiàa òl caréc’ 

o da giovani o da vecchi capiteranno di sicuro momenti di grande disagio

 

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23 - MADONNA DEI MOSCONI

La chiesa è dedicata all’Annunciazione, rappresentata sulla pala dell’altare maggiore. In un secondo altare c’era una statua lignea della Madonna Addolorata vestita in seta originaria del XVI sec.,ora custodita presso l’oratorio di S Ciriaco.

Dal 2002 la chiesa è stata affidata alle cure degli Alpini di Albosaggia.

La gente di Albosaggia e di Caiolo è particolarmente affezionata alla Madonna dei Mosconi.

La contrada è stata abitata tutto l’anno fino a metà del secolo scorso.

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Ina olta a l’àn i Alpii de Bośàgia ai porta la Madona a spala sü a cà sua quant ca l’è la sua fèsta, de setèmbre

Una volta l’anno gli alpini di Albosaggia portano la Madonna in spalla su a casa sua quando è la sua festa, a settembre

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24 - SELVE, BOSCHI E RUDERI DI ANTICHE CONTRADE

Li Fopi, un tempo, era al centro di un’ ampia fascia di territorio di mezza montagna disseminata di contrade che erano abitate tutto l’anno ed erano ricche di prati, campi di granoturco, segale, orzo e miglio e di vigne e orti: Ca di Moi, Ca di Brüna, Taré, Ca di Tuni, Ca di Moz.e tutte facevano capo a Sant’ Antonio alla Motta situato poco più a monte.

Crocevia di molte transumaze, era sempre popolata di viandanti; c’era anche un’osteria. Anche le selve e i boschi erano tenuti in grande considerazione perché davano molto: legna, patüsc’, fragole, mirtilli, more, lamponi, castagne e funghi.

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SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Ghó ca mès tàat a ‘mpinii ‘l tulii, ai ghera sü ‘ngrusic’ i gheslù nde chèl tazèl = 

ho fatto in fretta a riempire il secchiello, in quel tratto le piante di mirtilli molto cariche

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25 - SANT ANTONIO

Sant’ Antonio alla Motta era l’insediamento più importante di questa parte della montagna, dove c’era la Chiesa e, pare, anche un Ufficio del Comune. Punto di unione tra le contrade a nord (intorno alle Fopi), quelle a est ( Albosagia vegia, Rusulii, Ca di Rutech, Mantegu, Ca dol Pena) e quelle a salire dentro la valle del Livrio ( Ca di Peisc’,Ca di Giónói, Cantù). In passato i terreni coltivati erano molto estesi, si allungavano lungo il sentiero verso Albosaggia vecchia e a scendere fino a congiungersi con Ca di Moz e Ca di Tunii. Alla festa del Patrono vi arrivavano tantissime famiglie, si faceva la processione e la Messa solenne, poi la festa continuava tra canti e balli.

 

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Sa te vardet inité,vèrs la Val del Liri te vedet la géśa de San Salvadù e pò a ol Püblii èe fin su al Corno Stèla =

Se guardi verso la valle del Livrio vedi la chiesa di San Salvatore, il Publino e su fino al Corno Stella

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26 - ALBOSAGGIA VECCHIA

Fra tüc’ i magènch del Bośàgia, chèl ca a mì al me püsé càar, l’è Bośàgia végia, ma miga parché òl sò nóm al pödarìs lagàa da pensàa de vèss aretüra la mama antica dèl nòs Paés …; nò, la resù l’è n’òtra!

La véra resù l’è ca par mi ‘stò magènch l’è piée de regòrc’, de quanca mi s’éri èn rèdès, e destàat, finìit la scöla, la mia mama la me portava sü, ü réet a fée (òl prüm fée ü ‘l còort), ü dai pàscoi quanca la nòsa vàca la tornàva da Mirìc’ ü da la Val de Tógn; ‘n de ‘stò càas, me portava sü a li galini, gió ‘n dèl campàc’, con li zampi ligadi par mìga lagàli ulaià ...

SUGGERIMENTO PER LA TUA STORIA

Me regòrdi quanca se 'ndàva de prèśa a rèmascià ol fée prüma cal piöés =

mi ricordo quando si andava di corsa a raccogliere il fieno prima che piovesse

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Tutte le chiese saranno aperte per l’occasione.

Nella chiesa di S. Caterina Don Francesco si è reso disponibile ad accompagnare i visitatori

La chiesa di S. Filippo sarà aperta e sorvegliata da volontari Alpini/Protezione Civile.